
“Dal mare al ghiaccio”: la nostra avventura nella lapland svedese”
Data: 08/04/2026

Nel mese di dicembre, all’interno di uno dei gruppi di scuole europee che amano i progetti Erasmus e gli scambi culturali, troviamo l’annuncio di una scuola secondaria di Lulea (capitale del Norbotten, regione della Lapponia svedese), che cerca una scuola italiana (possibilmente al caldo!) per effettuare uno scambio culturale.
E noi dell’Inveges che facciamo? Andiamo?
Ma sì!!!
Ed allora giù i bandi per selezionare i docenti accompagnatori, i ragazzi partecipanti e, carte su carte, burocrazia su burocrazia, finalmente ci siamo!
Siamo tutti “preparati” su ciò che andremo a vedere e a vivere: incontri da remoto con i referenti, le famiglie ospitanti, i nostri ragazzi e i loro.
Stendiamo la nostra proposta progettuale che si cala nel Ptof del nostro Istituto: inclusione sociale e competenze trasversali (quali empatia, cittadinanza europea e globale), personalizzazione dei percorsi educativi e consapevolezza ambientale ne sono le fondamenta.
Il titolo che scegliamo è scientifico, ma soprattutto metaforico del benessere che si costruisce a scuola: il ‘”ghiaccio”, che rappresenta la resilienza e la fusione (attraverso i rapporti umani), ed il “mare”, che è il simbolo dell’accoglienza e della fluidità relazionale.
“Ma non ci sarà troppo freddo?” è la domanda che serpeggia più di frequente. Ci viene risposto che a fine marzo le temperature sono più miti, intorno agli 0°, mentre l’inverno artico si attesta sui – 30°/25°.
Finalmente arriva il 27 marzo: si parte!
Sciacca – Palermo in pullman, e poi in aereo Palermo – Milano, Milano – Stoccolma, Stoccolma -Lulea
Siamo in Lapponia!
I sorrisi e gli abbracci che temevamo di non ricevere sono tutti là, quando ci accolgono in aeroporto. I nostri alunni vengono “fagocitati” dalle famiglie dei ragazzi host: ci si vedrà tutti insieme a scuola il prossimo lunedì, per sperimentare, tra banchi e laboratori, come funziona la scuola svedese.
Da questo momento i nostri occhi si riempiono di paesaggi fiabesche, da cartolina: km e km di boschi di conifere e betulle; mare, fiumi, laghi e cascate ghiacciati, e qui tutti diventiamo bambini giocando con gli slittini e tirandoci addosso palle di neve.
E poi silenzi, presenze discrete, cieli che si colorano di verde la notte e casette sempre illuminate…
Arriva lunedì: siamo a scuola! Nonostante la preparazione di base prima della partenza sul sistema scolastico svedese, il toccare con mano è ben altra cosa!
La Scuola dell’obbligo in Svezia (Grundskola) va dai 6 ai 16 anni: dopo un primo anno per acquisire i prerequisiti spazio – temporali, logici, linguistici, tre cicli da tre anni ciascuno. Niente voti sino al 6° anno, teoria integrata alle attività pratiche, l’indoor che si sposa con l’ outdoor, si studiano (e si parlano!) 2/3 lingue straniere…
Ma voglio saperne di più e mi diverto ad intervistare il preside e i prof di Lulea.
A David, “preside del plesso” (il nostro responsabile di plesso) domando come sia organizzato il sistema scolastico svedese.
Mi risponde che tutto ciò che riguarda il percorso scolastico degli studenti è totalmente a carico dello Stato, sia che le famiglie scelgano il pubblico che il privato: libri, tablet, PC, attività in genere, materiale di facile consumo, viaggi di istruzione… è tutto pagato dallo Stato con fondi che vengono gestiti dai Comuni di appartenenza. Non esistono né bocciature né dispersione scolastica…
Faccio un giro nel plesso che ci ospita: rimango particolarmente colpita dal numero e dalla ricchezza dei laboratori presenti. Il principio dell’attività laboratoriale è far sì che l’attività manuale (cucina, musica, falegnameria, taglio e cucito…) metta in moto l’attività mentale. Un vero ‘ learning by doing’…
E poi tanti spazi comuni, destinati a tutti (adulti e non) dove consumare le pause tra una lezione e l’altra in quello che gli svedesi chiamano “fika break”. Tutto è pulito, specchiato direi, ma non vedo collaboratori scolastici! David mi spiega che non esiste vigilanza agli ingressi, né suono di campanelle: ciascuno è responsabile di sé e degli altri, è tenuto a lasciare tutto pulito e in ordine, mentre le grandi pulizie vengono effettuate da ditte specializzate con cui le scuole stipulano contratti .
Paolo è un docente genovese trapiantato a Lulea. Mi spiega che il reclutamento del personale è diretto, tramite inoltro di CV e colloquio con il preside. Non esistono i concorsi per accedere al ruolo e lo stipendio di ciascuno dipende dal suo grado di professionalità e dai suoi meriti. Ciascun prof svolge 35 ore settimanali, di cui 18 nelle classi e 17 a dispetto per portare avanti tutte le attività dell’Istituto e per la sostituzione di colleghi assenti…
Rifletto tra me e me… è tutto un fatto culturale…
Ho toccato con mano tante cose che vorremmo esistessero anche in Italia…
Thanks, Sweden ! Hej och hej da, Lulea!
See you Next October in Sciacca!
Maria Angela Croce
D.S. I.C.” A. Inveges”
SITI UTILI:
“Dal mare al ghiaccio”: la nostra avventura nella lapland svedese”
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